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“Vorrei aggiungere una testimonianza al mondo del design italiano dell’arredamento facendo tesoro di quello che ho imparato da mio padre Cesare: proporre al mercato prodotti che esprimano idee lontane dalle mode, portatori di un’identità discreta, da amare per sempre…”

Adele Cassina

Adele Cassina porta un cognome importante nel mondo del design. Il padre, Cesare Cassina, è stato lo straordinario capofila di quel gruppo di imprenditori illuminati che, nel fertile distretto produttivo della Brianza, ha dato origine al miracolo italiano del mobile di design. Una storia nata nelle botteghe del secondo dopoguerra e che oggi porta al Salone del Mobile di Milano migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Adele Cassina, che ha potuto assistere, da spettatore privilegiato, allo svolgersi dell’intera storia del design fra le pareti di casa, ha dato vita ad una collezione dove ha trasferito il valore della sperimentazione e della creatività ereditate in famiglia: Adele-C, marchio con cui proporre al mercato prodotti che esprimono idee lontane dalle mode e portatori di un’identità discreta.

La comune ricerca del bello e la passione per il legno ed i materiali nobili a cui si aggiunge il fascino dell’artigianalità e del gusto italiano di cui Adele-C è espressione, ha avvicinato Adele Cassina e Janzhong Yiang, imprenditore illuminato appassionato del design italiano e fondatore a Shanghai di Panamerica Group, ed ha avviato un percorso di internazionalizzazione aziendale.

“Ho incontrato qualche mese fa Adele Cassina: subito ho capito che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa insieme a lei. Una donna sorprendente con la quale condivido le medesime passioni e la ricerca del bello. Ho voluto dare il mio supporto e contributo per portare questa realtà unica e singolare, mondo immaginifico di artisti e designer, su un piano più diffuso fuori dai confini europei.”

Janzhong Yiang

Giuseppe Stampone

Interpreta la filosofia Adele-C attraverso uno dei suoi abecedari, utilizzato come tema di un ipotetico Carosello pubblicitario stile anni ’60/‘70. Le lettere che compongono il nome dell’azienda diventano nei disegni dell’artista lo spunto per raccontarne l’identità attraverso uno slogan e i rimandi alla storia di Adele, ai valori del design, e all’interpretazione dell’esperienza umana e personale come aspirazione a tramandare il senso del proprio fare. La ricerca di Stampone sulla cultura pop dialoga con un’espressione forte della cultura popolare: il mondo della pubblicità e una trasmissione che ha segnato la storia della comunicazione televisiva aprendo grandi dibattiti sull’utilizzo dei messaggi commerciali.


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Tra i quattro artisti invitati a rappresentare l’Italia alla biennale di L’Habana 2012, Giuseppe Stampone (1972) sperimenta le possibili sinergie tra il reale e il digitale, con l’intento di creare uno spazio in cui l’opera diventa il link tra il quotidiano e la sua versione mediatico-digitale. L’estetica da lui creata elabora gli indizi della cultura pop contemporanea, definendo un linguaggio/ponte tra i diversi livelli d’interpretazione dell’immaginario attuale.
L’artista collabora con lo IULM di Milano, l’Università degli Studi di Teramo, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, e con il “Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia” di Toronto; sviluppa una ricerca sull’arte e i nuovi media insieme ad Alberto Abruzzese e Derrick De Kerckhove.
L’artista ha esposto in musei e gallerie, italiani e internazionali. Tra le ultime mostre: “Saluti dall’Aquila”, a cura di Luca Massimo Barbero e Elena Forin, museo MACRO, Roma 2011; Art Basel Miami, Progetto Speciale (Art Nova) “Saluti da New Orleans”, 2011; “Liverpool Biennial”, 2010; “lI museo privato”, a cura di Giacinto di Pietrantonio, Museo Gamec, Bergamo, 2010; “The Flower of May”, curata da Yongwoo Lee, Kunsthalle City Museum, Gwangiu, 2010; “Caronte. Giuseppe Stampone/Julia Kent”, curata da Manon Slome, Julia Draganovic, Julian Navarro, Asher Remy Toledo, The Invisible dog, Brooklyn, New York, 2009. Sviluppa inoltre progetti artistico/didattici affrontando temi sociali e ambientali, come in “Acquerelli per non sprecare la vita” e “Why? H2o”, che vedono la partecipazione di 10.000 bambini di 30 paesi di tutto il mondo e la collaborazione con il ProgettoMondo Mlal.
Il suo interesse nel creare degli spazi di azione attraverso l’arte lo hanno portato a fondare, insieme ad altri, il progetto Solstizio, creato con l’aiuto dell’Unione Europea e sviluppato tra Italia, Polonia, Croazia, Spagna, Cipro, Slovenia, Burkina Faso e Benin.

Antonello Matarazzo

Il pezzo della collezione sign Adele-C su cui lavora Matarazzo è lo scrittoio “Victor”, realizzato dall’artista Mario Airò. Victor è la rielaborazione di un’opera dello stesso Airò, dal titolo “Puccini ad Ansedonia”: un tavolino che allude alla concentrazione del musicista, e agli spazi mentali generati quotidianamente dallo studio e dall’analisi del proprio sentire. Matarazzo immerge “Victor” in un ritmo contemporaneo, costruendo un dialogo serrato tra l’oggetto e il corpo di una donna: irrequietezza e sperimentazione animano il percorso fino allo stupore della scoperta.
Nato ad Avellino 1962, Matarazzo è pittore, regista e video artista. Grazie alla sua ricerca, volta ad integrare i vari media (fotografia, pittura, video ecc.), ha preso parte al movimento medialista.


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Dal 2000, data del suo cortometraggio d’esordio, “The Fable” (18° Bellaria Film Festival) – prodotto da Fuori Orario (Raitre) – i suoi video sono stati presentati in numerosi festival cinematografici nazionali ed internazionali (Mostra Cinematografica di Venezia, Festival Cinéma Méditerranéen Montpellier, Torino Film Festival, Festival des Cinémas Différents de Paris, Festival del Cinema Locarno ecc.), alcuni dei quali come la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro e il Festival de Cine di Mar del Plata hanno proposto sue retrospettive.
Nel 2009 realizza il primo mediometraggio, un film documentario, “Latta e Cafè” (4° Festival Int.le del Film di Roma), prodotto per la Filmauro da Luigi e Aurelio De Laurentiis. Il baricentro e trait d’union tra la pittura, i video e le video-installazioni è costituito dalla marcata inclinazione nell’approfondimento degli aspetti introspettivi e antropologici dell’umano. Questa caratteristica del suo lavoro ha fatto sì che molte Università, tra le quali Brera, Roma 1, Chieti, Genova, Salerno, Pisa e Cambridge, abbiano mostrato le sue opere in seminari e workshop a scopo didattico. Il lavoro di Matarazzo è stato presentato nelle edizioni della Biennale Arte di Venezia del 2011 e del 2009.

Valerio Spinelli

Per Adele-C realizza il video Zarina, in cui interpreta il valore affettivo e simbolico degli oggetti attraverso Zarina, la poltroncina che Cesare Cassina realizzò personalmente per la figlia Adele, nel Natale 1943. Questa poltroncina è per Adele il simbolo della propria tradizione familiare, della sua storia, e del senso che possono acquisire le cose che “si ha voglia di lasciarli ai propri figli”.
Valerio Spinelli nasce a Roma nel 1980. Dal 2001 lavora come grafico, illustratore, animatore e sound designer. Guarda all’animazione tradizionale per attualizzarla con strumenti digitali.
Nel progetto pixelpongo (www.pixelpongo.com) esplora, deforma, sperimenta, manipola, miscela e combina suoni, musica, grafica, illustrazione e animazione, lavorando i pixel come fossero pongo.


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Nel 2010 esce “Testaballoon”, cortometraggio di animazione di cui progetta e realizza storia, testi, disegni, musiche, suoni e animazioni. “Testaballoon” viene selezionato in diversi festival tra cui Cortopotere (Bergamo), Future Film Festival (Bologna), Trick Animation Festival (Milano), Cortoons (Roma); riceve una menzione speciale al VideoArt Festival presso il MACRO Testaccio, La Pelanda Museo d’Arte Contemporanea (Roma, 2011) e il primo premio nel recente concorso “Fatti un film” al Palazzo Delle Esposizioni (Roma, gennaio 2012).